To Be or Not to Be


inside & outside   Essere, o non essere, è questo che mi chiedo:
se è più grande l’animo che sopporta
i colpi di fionda e i dardi della fortuna insensata,
o quello che si arma contro un mare di guai
e opponendosi li annienta. Morire…dormire,
null’altro. E con quel sonno mettere fine
allo strazio del cuore e ai mille traumi
che la carne eredita: è un consummatum
da invocare a mani giunte.
Morire, dormire, –
dormire, sognare forse – ah, qui è l’incaglio:
perchè nel sonno della morte quali sogni
possono mai venire, quando ci siamo districati
da questo groviglio funesto, è la domanda
che ci ferma – ed è questo il dubbio
che dà una vita così lunga alla nostra sciagura.
Perchè, chi sopporterebbe le frustate e le ingiurie del tempo
il torto dell’oppressore, l’oltraggio del superbo,
le angosce dell’amore disprezzato, le lentezze della legge,
l’insolenza delle autorità, e le umiliazioni
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando, da sé, potrebbe darsi quietanza con un semplcie colpo di punta?
Chi accetterebbe
di accollarsi quelle some, e grugnire
e sudare sotto il peso della vita,
se non fosse il terrore di qualcosa
dopo la morte, la terra sconosciuta
da dove non torna mai nessuno, a paralizzarci
la volontà, e farci preferire i mali che abbiamo
ad altri di cui non sappiamo niente? Così
la coscienza ci rende codardi, tutti,
e così il colore naturale della risolutezza
s’illividisce all’ombra pallida del pensiero
e imprese di gran rilievo e momento
per questo si sviano dal loro corso
e perdono il nome di azioni.
    The tragedy of Hamlet, Prince of Denmark by Shakespeare
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3 pensieri su “To Be or Not to Be

  1. Si, certo studio….ma le persone dovrebbero ritagliare un momento nella loro quotidianeità per riflettere sull’esistenza del mondo e della propria!!!
    ..
    ..
    ..
    nooo…momento drepression!!!!!! 😀

  2. Grazie per aver riportato un frammento così significativo e attuale del “genio umano” della parola. Abbiamo bisogno di riflettere e di contestualizzare le scelte consapevoli derivate dal logos, dal nostro pensiero/ragionamento. E di renderci sempre conto che comunque la nostra ragione appare “irrazionale” in relazione alla natura/realtà (anche a quella umana), non riducibile in assoluto ad un teorema definitivo. Ecco il senso della libertà: rispetto per l’altro (Soggetto: Dio, natura, animale, prossimo.. e perfino oggetto)

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