
To Be or Not to Be
luglio 2, 2007![]() |
Essere, o non essere, è questo che mi chiedo: se è più grande l’animo che sopporta i colpi di fionda e i dardi della fortuna insensata, o quello che si arma contro un mare di guai e opponendosi li annienta. Morire…dormire, null’altro. E con quel sonno mettere fine allo strazio del cuore e ai mille traumi che la carne eredita: è un consummatum da invocare a mani giunte. Morire, dormire, - dormire, sognare forse – ah, qui è l’incaglio: |
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| perchè nel sonno della morte quali sogni possono mai venire, quando ci siamo districati da questo groviglio funesto, è la domanda che ci ferma – ed è questo il dubbio che dà una vita così lunga alla nostra sciagura. Perchè, chi sopporterebbe le frustate e le ingiurie del tempo il torto dell’oppressore, l’oltraggio del superbo, le angosce dell’amore disprezzato, le lentezze della legge, l’insolenza delle autorità, e le umiliazioni che il merito paziente riceve dagli indegni, quando, da sé, potrebbe darsi quietanza con un semplcie colpo di punta? Chi accetterebbe di accollarsi quelle some, e grugnire e sudare sotto il peso della vita, se non fosse il terrore di qualcosa dopo la morte, la terra sconosciuta da dove non torna mai nessuno, a paralizzarci la volontà, e farci preferire i mali che abbiamo ad altri di cui non sappiamo niente? Così la coscienza ci rende codardi, tutti, e così il colore naturale della risolutezza s’illividisce all’ombra pallida del pensiero e imprese di gran rilievo e momento per questo si sviano dal loro corso e perdono il nome di azioni. |
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| The tragedy of Hamlet, Prince of Denmark by Shakespeare |











Ma t’stai facenn eh poesia?
Ma vuoi studiare o no?
Si, certo studio….ma le persone dovrebbero ritagliare un momento nella loro quotidianeità per riflettere sull’esistenza del mondo e della propria!!!
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nooo…momento drepression!!!!!!
Grazie per aver riportato un frammento così significativo e attuale del “genio umano” della parola. Abbiamo bisogno di riflettere e di contestualizzare le scelte consapevoli derivate dal logos, dal nostro pensiero/ragionamento. E di renderci sempre conto che comunque la nostra ragione appare “irrazionale” in relazione alla natura/realtà (anche a quella umana), non riducibile in assoluto ad un teorema definitivo. Ecco il senso della libertà: rispetto per l’altro (Soggetto: Dio, natura, animale, prossimo.. e perfino oggetto)